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L'AMORE: UNA RISPOSTA AL PROBLEMA DELL’ESISTENZA UMANA - Blog di Manlio Masci - Manlio personale

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L'AMORE: UNA RISPOSTA AL PROBLEMA DELL’ESISTENZA UMANA

Pubblicato da Manlio Masci in Psocologia · 31/1/2016 15:11:33
Tags: amoretransfertvitaamorosapsicologia

La vita amorosa dell’uomo è sempre stata oggetto di ricerca intuitivo-fantastica di artisti poeti e romanzieri proprio perché appartenendo “per sua natura alla sfera dell’indicibile come tutto ciò che ha a che fare con l’anima, con la dimensione più profonda e secreta dell’essere, è vicina al mistero, si accompagna al silenzio”.  
L’indagine psicologica solo da poco si è interessata al vissuto dell’esperienza amorosa che è sicuramente tra le più significative e più considerevoli dell’esperienza umana. Infatti, negli psychological abstract dove generalmente vengono presentati sunti di articoli delle varie e numerose riviste scientifiche il termine “love” ha fatto la sua comparsa solo recentemente e resta il meno citato. “Tutto questo mi sembra uno dei sintomi che rivelano quanto la corrente quantitativa e oggettivizzante che cerca di ridurre l’esperienza umana in caselle statistiche frequenze, medie, deviazioni standard, correlazioni, fattori e altre astrattezze matematiche, abbia fuorviato la ricerca e la teorizzazione sullo psichismo, trascurando dimensioni essenziali dell’esperienza umana – quelle proprio che sono l’oggetto specifico dello studio psicologico – quali l’individualità, la storicità, l’interiorità” . D’altra parte non bisogna essere dimentichi del fatto che la psicologia è solo verso la fine del XIX secolo che comincia ad acquistare una proprio autonomia concettuale distinguendosi da quelle discipline alle quali era precedentemente legata.
Nel periodo che va dal 1910 al 1917 S. Freud scrive Tre contributi alla psicologia della vita amorosa  che possono essere considerati dei brani saggio di un’opera di più vasto respiro che lo stesso Autore si proponeva di realizzare introno alla vita amorosa dell’uomo. “Abbiamo finora lasciato ai poeti il compito di descriverci le condizioni amorosi secondo le quali gli uomini attuano la loro scelta oggettuale, e il modo in cui essi conciliano le esigenze della loro immaginazione con la loro realtà”.  
In questo contributo Freud esamina la fenomenologia di un certo tipo di scelta oggettuale dell’uomo adducendo il fatto che alcune volte si tende a qualificare con costanza la scelta del partner e dunque dell’oggetto d’amore in un senso determinato, quindi in modo significativo. Tale scelta tende a ripetersi con nuovi partners, sullo schema di un unico cliché.
Da queste osservazioni prende le mosse il presente scritto che non ha la pretesa di considerare l’amore nella sua totalità espressiva, nella sua essenza, in quanto vorrebbe dire “confrontarsi con l’inesplicabile, raccontare un’esperienza misteriosa e sovvertitrice, dare voce ai propri fantasmi”,  ma intende considerarlo in termini di relazione oggettuale, di un cliché che tende a ripetere la dinamica della relazione primaria.
Da molto tempo la psicologia in generale, nonostante il suo sviluppo e dunque i molteplici cambiamenti in seno ad essa avvenuti, è concorde sul fatto che il primo rapporto umano del bambino costituisce il fondamento della sua personalità. Dagli psicoanalisti tale argomento è stato descritto in termini di relazione oggettuale  . Di conseguenza per comprendere il modo in cui il soggetto si mette in relazione con il suo mondo, occorre comprendere il legame che lo unisce alla figura primaria.
È ben noto che gli esseri umani costituiscono forti attaccamenti con altri esseri umani, che desiderano la compagnia di altri singoli esseri, che soffrono un lutto quando perdono queste persone. Il legame stabilito con la figura materna è solo il primo di una lunga serie di legami che si stabiliscono con gli altri individui.
Sin dai primi mesi di vita i bambini stabiliscono un rapporto tutto particolare con un gruppo ristretto di adulti, di solito quelli che si occupano di loro e li stimolano. Tale rapporto prende il nome di attaccamento e si esprime nella ricerca della vicinanza e del contatto con l’altra persona. Esso è diretto verso uno o pochi individui specifici, resiste per gran parte della vita ed è alla base della formazione di ogni legame affettivo (amicizia e innamoramento).
Nonostante gli psicoanalisti non siano concordi ancora sulla natura e sull’origine di tale rapporto, essi sono convengono nell’affermare che il primo rapporto umano costituisce il fondamento della personalità al punto da poter asserire che la storia dello sviluppo della capacità di amare dell’individuo è segnata dallo sviluppo e dalle vicende della relazione oggettuale.
Prima di venire al mondo l'individuo vive per nove mesi in una situazione di simbiosi con la madre. Al momento della nascita il bambino viene portato fuori dall'ambito caldo e  silenzioso dell'utero materno, dalla penombra delle pareti lisce ed elastiche, che "mentre proteggono, sono toccate dal feto come appartenenza all'altro e consentono senza fatica un approccio immediato e attonito all'esistere".
L'esperienza dell'individuo alla nascita è una esperienza di morte, di dolore, di abbandono: l'amore, l'eros, si origina  dalla memoria della condizione prenatale, dalla nostalgia della pienezza dell'utero, e dal bisogno  di recuperare l'originaria condizione. Successivamente tra le esperienze più precoci del bambino, che lasciano una traccia  indelebile nella sua vita interiore, l'angoscia e la paura della separazione costituiscono un tema ricorrente della sua esistenza.
La vita dell'uomo sarebbe quindi, in  questa prospettiva, una continua ricerca per colmare  il proprio senso di vuoto, una ricerca della totalità perduta. Carotenuto osserva che lo stato  di innamoramento può essere visto come il momento nel quale si produce l'illusione di colmare  questo vuoto strutturale di base, perché in esso l'individuo esperisce un senso di completezza che non è solo psicologica, ma anche fisica. Nel rapporto con l'altro l'innamorato esperisce un senso di pienezza che non aveva mai provato e sente di essere vissuto sino a quel momento in uno stato di privazione. Egli attribuisce all'altro, alla vicinanza dell'altro, l'estrema felicità che egli prova. In realtà l'altro evoca nell'innamoramento delle dimensioni interiori che riguardano se stesso e il proprio desiderio.
Questo stato di necessità permanente, questa  dimensione di mancanza che spinge alla ricerca  dell'altro come totalità rappresenta per l'uomo una continua promessa di differenziazione e  di mutamento.
Nonostante l'individuo giunga gradualmente alla maturità della sua capacità dì amare in una maniera unica ed originale, e premesso che é imprevedibile supporre uno schema concettuale di tale dinamica, non possiamo che ripetere il fatto che la suddetta capacità di amare é seguita dallo sviluppo e dalle vicende della relazione oggettuale.
Da questo ne consegue che ogni relazione oggettuale é determinata da influssi che risalgono all'età infantile. Quindi la predisposizione dell'individuo a relazionarsi con gli altri é sempre delineata e Influenzata da un cliché di base, da una matrice originale che proprio per il fatto di essere specifica del singolo, porta l'individuo ad amare sempre nello stesso modo, pur se in maniera diversa dagli altri.
In fondo già Freud in Al di là del principio del piacere (1920. pag. 208) diceva che esistono "persone le cui relazioni umane si concludono tutte nello stesso modo: benefattori che dopo qualche tempo sono astiosamente abbandonati da tutti i loro protetti   per diversi che siano tra loro questi ultimi sotto altri riguardi  , e che quindi paiono destinati a vuotare fino in fondo l'amaro calice dell'ingratitudine; uomini le cui amicizie sì concludono immancabilmente con il tradimento dell’amico; o altri nel corso della loro vita elevano ripetutamente un'altra persona ad una posizione di grande autorità privata od anche pubblica, e poi, dopo un certo intervallo di tempo, abbattono essi stessi questa autorità per sostituirla con quella di un altro; o, ancora, persone i cui rapporti amorosi con le donne attraversano tutti le medesime fasi e terminano nello stesso modo ecc".
Sembra dunque che ogni relazione oggettuale é determinata da un eterno ritorno all'eguale" da una compulsione a ripetere. Ma il fatto é che nell'amore questo ritorno all'eguale mentre può essere individuato per il singolo non può essere fissato in uno schema generale in quanto la realtà psicologica delle persone é sempre diversa. Forse però all'interno della singolarità di ogni cliché, é possibile ravvedere un comune denominatore. Infatti, se si torna indietro alle più precoci esperienze del bambino, di cui ovviamente nessuno può averne ricordo, si capisce quanto l'angoscia e la paura della separazione abbiano lasciato "un'impronta indelebile nel suo mondo interiore allora In formazione" (Carote¬nuto 1987, pag. 38). Se questa é un'esperienza di partenza comune a tutti gli esseri viventi, possiamo supporre che ogni cliché di base sia determinato dal voler riempire il vuoto creato dalla separazione. "È legittimo supporre che nello stato di innamoramento si produca l'illusione dì colmare un vuoto strutturale, di base" (Carotenuto pag. 39).  Se volgiamo l'attenzione all'innamoramento che avviene nella relazione terapeutica, quello che dagli psicoanalisti viene comunemente transfert, le cose non sembrano cambiare molto. Infatti "non abbiamo alcun diritto di contestare all'innamoramento, quale si produce nel trattamento analitico, il carattere di un amore effettivo... Tuttavia esso é caratterizzato da alcuni elementi che gli conferiscono una posizione particolare 1) é provocato dalla situazione analitica; 2) é esaltato dalla resistenza che domina quella situazione, 3) si sottrae in misura notevole alla considerazione della realtà..." (S. Freud 1913 pag. 371).
Se dunque una differenza tra amore e amore a traslazione esiste, essa é nelle differenti situazioni che lì determinano, ma non nei contenuti. Infatti mentre il primo si vive e può essere o non contraccambiato, il secondo si analizza.
A questo punto mi sembra opportuno citare ancora una volta Freud il quale riferendosi alla paziente dice che questa "perde improvvisamente ogni interesse al trattamento e cessa di capirlo; non vuole udire o parlare d'altro che di quel suo amore che vorrebbe contraccambiato: abbandona i suoi sintomi. o li trascura o addirittura si dichiara guarita" (pag. 365)
Ma l'amore non ha forse guarito molte persone? Allora, se la traslazione non differisce dall'amore in quanto entrambi espressione di una coazione a ripetere della primaria relazione oggettuale; se la traslazione é resistenza e oggetto della resistenza: non é fuori luogo considerare sia l'amore che l'amore di traslazione come una risposta al problema dell'esistenza umana.

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